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Notizia

NON VOLEVO far PIANGERE i BAMBINI

Pubblicazione | 16.11.2017

Cari Amici,
che siate calcisticamente appassionati o no, saprete che la Nazionale Italiana di Calcio non si è qualificata per i mondiali di Russia.

Non succedeva da 60 anni e se ne parla ovunque.
Sono d’accordo sul fatto che usare le parole “catastofe” o “tragedia” sia fuori luogo per rispetto a tutto ciò che nel mondo, naturalmente o assurdamente creato, accade. Sono però anche d’accordo sul fatto che è un evento che non può lasciarci indifferenti.

Personalmente sono una tifosa dello sport in genere, amo (ho anche giocato) il Calcio, ma  non penso si debba essere dei grandi esperti per dire che questo sport così popolare è lo specchio del nostro attuale momento sociale.

Da tempo, persone molto più qualificate di me, invocano un ritorno a quella serietà che  si dimostra come un vero  e proprio amore: l’attaccamento alla maglia.
Ma non c’è. Non c’è perché l’Italia sta vivendo un vuoto educativo a tutto tondo.
Gli amplessi in diretta nel Grande Fratello vengono difesi perché alzano gli ascolti e poi si difende il “sentimento”; Pechino Espress ci insegna che si va avanti a qualunque costo l’importante è vincere; nella scuola a docenti sottopagati, si chiede l’utilizzo del registro elettronico e della L.I.M., gli si nega la carta igienica, gli si accendono i termosifoni 3 ore al giorno (almeno a Roma, ma non solo!) e non è permesso correggere i bambini né dare consigli sull’educazione, pena le denunce delle famiglie.

La Famiglia, come l’hanno vissuta coloro che hanno la mia età, non c’è più, ma soprattutto vive  la crisi più profonda dal dopoguerra. Il lavoro non c’è. Con i soldi che si hanno, manca la capacità di scegliere per vere priorità.

Potrei continuare ma anche voi siete ferrati.
In questo contesto calciatori strapagati mancano un obiettivo che pensavano di raggiungere solo per demerito degli avversari. Il nostro grande capitano Gianluigi Buffon, vero e grande campione, ha pianto, in diretta tv, tutte le sue lacrime ed il pensiero è andato ai bambini: “ Non volevo far piangere i bambini!”

Eppure è proprio questo che serve: piangere, per imparare dagli errori. Piangere per crescere: i bambini non lo fanno più. Fanno solo i capricci e subito si assecondano.
La Nazionale diventa, quindi, lo specchio del nostro momento sociale. E’ ora di azzerare e iniziare di nuovo. Basteranno 4 anni?

Probabilmente no ma il necessario è ricominciare e , se serve, piangere.

Pace e bene.

Carmela